Giubiera
Associazione culturale L.
Scanagatta
Organizza
Con la collaborazione del
gruppo
Alpini di Varenna
La “Giubiera”
Giovedì 25 Gennaio 2018 – ore 20.30
Ritrovo in piazza S. Giorgio
Al termine del tradizionale
percorso
ci troveremo tutti
presso la sede in Contrada
Dell’Arco
con torte e vin brulè
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Che cosa è la Giubiera?
Si
suppone che questa tradizione ricorrente ogni ultimo giovedì
di gennaio risalga al periodo romano. Forse anche le antiche
feste sementine del calendario latino, che ricorrevano sul
finir di gennaio, hanno avuto una loro parte nella genesi di
questa tradizione che vede mescolato il culto di Giove (da qui
la celebrazione di giovedì) con le feste delle sementi,
infatti, il Dio era venerato anche come protettore
dell’agricoltura. La tradizione nei nostri territori risale
quindi ai tempi remoti delle colonizzazioni etrusche e romane,
qualcosa insomma come due millenni addietro, in cui si
celebrava questo rito pagano con lo scopo di propiziare una
buona primavera per avere raccolti abbondanti. La fine della
stagione fredda e l’avvicinarsi del momento della rinascita
primaverile erano accolte con giubilo, da qui il termine
locale “Giubiera”. In seguito il rito si trasformò in una
festa rumorosa per la scacciata dell’inverno. Anticamente si
trascinavano le catene dei camini, sporche di fuliggine, per
le contrade del paese fino alla loro totale pulizia.
Attività 2018
25 - LA GIUBIERA: tradizionale festa
popolare
“per scacciare l’inverno”
Febbraio
24 – DIONISIO: Mito, Rito, Teatro
Relatore: Dott.ssa Diana Perego
Marzo
24
– LOMBARDIA: si mangia il trenta mila… e molte donne vi sono ch’hanno
barba
Gli appunti
irriverenti, ironici e poetici di Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico.
Relatore:
Raffaella Marzolla
Aprile
21 – IL
MERAVIGLIOSO MONDO DELLE PERLE DI VETRO: dall'antichità fino alle
produzioni veneziane, all'inseguimento di tecniche, significati e valori
nascosti
Relatrice: Dott.ssa Marina Uboldi
Settembre
29 – DA SHANGHAI
A CANTON
Immagini e testimonianze di viaggio di Pupa ed
Enrico Besta
Ottobre
27 – L’ESPLOSIONE
DEL PENSIERO ASTRATTO IN, HOMO SAPIENS
Relatore: Prof. Dario Cremaschi
Novembre
24 - SPINA (FE): una vivace città etrusca alla
foce del Po
Relatrice: Dott.ssa Cecilia Stoppani
Dicembre
1° - CENA
SOCIALE REGIONALE: “Cucina
tipica piemontese”
L'origine del Lago di Como, degli altri laghi Prealpini e della pianura Padana
Già
da qualche decennio è stato appurato che i nostri grandi laghi
prealpini, diversamente da quanto veniva insegnato fin dalla fine
dell’800, non sono stati scavati dai ghiacciai, bensì da fiumi che
scorrevano prima delle glaciazioni e nei periodi caldi tra le stesse. Ma
scoprire che le celeberrime “valli glaciali a U" in realtà non
esistono, o che il cosiddetto anfiteatro morenico della Brianza non è
affatto formato da morene, oltre ai curiosi di geologia lascerà
spiazzato anche più di un addetto ai lavori. Sono solo alcune delle
affermazioni, documentate in modo scientificamente ineccepibile, che
rendono affascinante la lettura di un volume edito in questi giorni
dall’associazione culturale “Luigi Scanagatta” di Varenna: “L’origine
del Lago di Como, degli altri laghi prealpini e della Pianura Padana”,
opera di un eminente geologo scomparso nel novembre 2016 a Mandello, il
prof. Gian Clemente Parea, già docente all’Università di Modena e socio
della “Scanagatta”, che nel testo ha riassunto tutta una serie di
considerazioni maturate durante una lunga e intensa vita di studi.
Rivolto anche ai non specialisti e corredato di un glossario di termini
tecnici, il libro – il cui editing è stato curato da Giancarlo Colombo –
prende spunto da una semplice quanto intrigante constatazione: tutti i
grandi bacini lacustri del nord Italia sono contenuti in un’unica ristretta area ai piedi della catena alpina, situazione da cui l’autore muove
per indagare sulle modalità della loro formazione giungendo a
conclusioni sorprendentemente innovative nei confronti
dell’establishment geologico. Chi fosse interessato all’acquisto del
volume, in vendita al prezzo di 25 Euro, può contattare l’associazione
al recapito E-mail ass.scanagatta@tin.it
conferenza Noi Uomo Sapiens
Presentazione
della conferenza “Noi, Homo sapiens”
Tre
anni fa avevo introdotto questo ciclo di conferenze che si
prefiggono di fornire una panoramica generale sulle specie
umane dall’inizio del genere Homo fino a noi.
Nella
prima conferenza (2014) ci eravamo concentrati soprattutto
sulla comparsa intorno a 2,8 milioni di anni fa delle prime
specie umane in relazione a forti cambiamenti climatici.
Alcune specie costituivano ancora una via di mezzo tra gli
Umani e gli Australopiteci (Homo rudolfensis, H. habilis),
altre erano già più o meno strettamente umane (H. naledi,
H. ergaster, H. floresiensis, H. georgicus, H. erectus,
H. antecessor). Tra queste di gran lunga la più
importante fu H. ergaster. In due milioni di anni ci
sono state solo due invenzioni, riguardanti entrambe la
lavorazione della pietra. In conclusione questo primo
cespuglio di specie ha contribuito a dare una forma al
genere Homo, ma era ancora l’abbozzo. La pienezza è
emersa solo con le specie successive: H. heidelbergensis,
“figlio” di Homo ergaster e nostro “padre”, H.
neanderthalensis, nostro “fratello”, e H. sapiens,
cioè la nostra specie.
Nella
seconda conferenza (2015) si è fortemente sottolineato che è
con H. heidelbergensis (cioè con l’Uomo di
Heidelberg, vissuto da 800-700 fino a forse 80mila anni fa)
che si è verificata una vera impennata mentale che ha
avvicinato il genere Homo fortemente a noi. Si sono
descritte le numerosissime e profonde innovazioni comparse
con lui in 200-300mila anni nella lavorazione degli
strumenti in pietra, nelle lance e nei giavellotti (compresi
quelli compositi), nelle asce immanicate, nell’uso del fuoco
per illuminare, scaldare e cuocere, oltre che per scopi
tecnologici (tra cui l’estrazione della pece), nella
costruzione di capanne e infine nei primissimi segni
artistici. L’Uomo di Heidelberg si è inventato la prima
tecnica di produzione in serie e il primo metodo chimico.
Nella
terza conferenza (2016) ci si è concentrati sull’Uomo di
Neandertal, vissuto tra 250 e 40mila anni fa, il primo uomo
che è vissuto e sopravvissuto nei freddi intensi dei periodi
glaciali. Tutte le specie umane precedenti erano vissute in
climi caldi o temperato-caldi. L’Uomo di Neandertal ha usato
ampliamente tutte le invenzioni di suo”padre”, l’Uomo di
Heidelberg, applicandole con molta più costanza nella
quotidianità. Benché solo onesto artigiano e non grande
inventore, in circa 200mila anni ha portato su questa Terra:
una nuova tecnologia su osso invece che su pietra, il riparo
in grotte e la loro organizzazione, un certo tipo
particolare di capanne, l’uso abituale del fuoco e delle
lance composite, le piante medicinali, l’uso di calzature e
vestiti, il seppellimento dei morti e il primo sentimento
religioso, un certo livello di ornamento personale a base di
segni colorati, penne, collane di conchiglie, di denti, di
artigli d’aquila e infine, forse (un forse da
sottolineare), il primo flauto e la musica. Malgrado tutto,
dunque, non poco.
Ed ecco
che nel nostre esame delle specie umane siamo arrivati alla
nostra specie, a noi, Homo sapiens. La sua comparsa
sarà l’oggetto di questa nuova serata dedicata al genere Homo.
Dario Cremaschi è
stato Professore Ordinario di Fisiologia Generale presso
l’Università degli Studi di Milano (Facoltà di Scienze
Matematiche, Fisiche e Naturali). Ha studiato alcuni dei
funzionamenti di base degli esseri viventi (trasporti di
ioni, acqua e sostanze organiche attraverso le membrane
biologiche) alla luce dei principi sia chimico-fisici sia
evoluzionistici. È stato referee di numerosissime
riviste internazionali, oltre che dei piani scientifici
dell’Unione Europea. È autore di più di 200 articoli
scientifici (in gran parte su primarie riviste
internazionali) e di 3 libri di fisiologia.
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